La chiesa di San Tomè in Carvico (BG):

                    aspetti di Astronomia e Geometria sacra medievale nell'Isola bergamasca

                                                                (Adriano Gaspani)

 

Lo scopo di questo articolo e’ quello di mettere in evidenza quanto risultato dall’analisi dell’orientazione della chiesa di San Tome’ a Carvico, eseguita in un’ottica di tipo archeoastronomico e di tentare di mettere in relazione l’ubicazione di tale edificio sacro con quella della chiesa di San Tome’ in Lemine, senza pero’ entrare nel dettaglio, per ragioni di spazio, dei risultati dello studio archeastronomico di quest’ultima, che sono stati descritti in un lavoro a parte (e pubblicati dall'Autore in un libro apposito [1]).

Nota del webmaster: Per lettori meno avvezzi alla materia si suggerisce di approfondire gli Elementi di Archeoastronomia che permetteranno di comprenderla meglio  e la sezione relativa ai criteri astronomici applicati dagli architetti medioevali durante la fase di edificazione di un luogo di culto cristiano.

 

  • La chiesa di S.Tome’ a Carvico: Cenni storici ed archeologici

 

I resti della chiesa di S.Tome' di Carvico (Bergamo) furono messi in luce nel luglio 1981, un gruppo di appassionati locali guidati dal geom. Gianfranco Ravasio, che eseguirono de sondaggi sulla sommita' di un cocuzzolo che stranamente sorgeva isolato in mezzo al bosco e che era noto con l'indicazione toponomastica a San Tome'.
Dagli scavi emersero i resti di una di un'antica chiesa ad aula unica, dotata di un abside a "ferro di cavallo", posta in corrispondenza della sommita' del cocuzzolo.

 

                       

                             I resti della chiesa di San Tome’ in Carvico, nell’Isola Bergamasca (BG)

 

 

Le successive ricerche furono condotte dal personale specializzato della SoprintendenzaArcheologica della Lombardia, sottola guida del dr.
Brogiolo. Nella zona furono messe in luce tracce di frequentazione romana. Intorno al 1000 esisteva un insediamento medioevale a Calusco d'Adda amministrato dei conti di Calusco, imparentati con quelli di Carvico. Nel 1080 si registra la fondazione del monastero cluniacense di S. Egidio in Fontanella, posto sulla collina a nord del luogo in cui e' stata rinvenuta la chiesa.
Dal punto di vista documentario l'unica menzione nota della chiesa di San Tome' di Carvico e' contenuta in un documento concernente la descrizione dei confini di Calusco, Carvico e Terno, redatto fra il 1456 e il 1482, in cui la chiesa e' posta sul confine tra i tre comuni citati.
Nel documento la chiesa viene descritta gia' "sine muratura", quindi a quell'epoca essa era gia' fatiscente, forse abbattuta. La piccola altura su cui sorge la chiesa e' di forma ovale le cui dimensioni sono 28 mt. x 37,50 mt. e per meta' del suo sviluppo e' circondata da un fossato di circa 2.5 metri di larghezza, tanto che la piccola altura mostra l'aspetto di una motta.
Le dimensioni interne dell'aula della chiesa sono pari a 14.5 mt. x 5 mt. In corrispondenza del lato occidentale dell'edificio sacro esistono i resti di una struttura rettangolare che doveva essere l'abitazione del religioso incaricato della gestione del culto.
Le quattro campagne di scavo eseguite, tra il 1982 ed il 1986, dal personale della Soprintendenza Archeologica della Lombardia, hanno permesso di collocare cronologicamente la chiesa all'alto medioevo, in particolare intorno al VII sec. d.C. con sviluppi successivi fino al XI sec. d.C. La fase piu' antica sembra corrispondere ad un edificio quadrangolare in legno sostituito in epoca successiva da un edificio in muratura, munito di abside, mantenendo pero' la stessa orientazione rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali. E' in questo periodo che la chiesa venne fortificata mediante lo scavo di un fossato e la costruzione del terrapieno utilizzando la terra estratta dal fossato.

 

  • Georeferenziazione

 

I resti della chiesa sono stata oggetto di indagine archeoastronomica in due occasioni, la prima il 10 Giugno 2006 in cui e' stata eseguita la
georeferenziazione del sito, mediante tecniche satellitari GPS ed e' stata accuratamente rilevata l'orientazione dell'asse della navata rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali.

Il 1 Luglio 2006 e' stata eseguita una seconda fase di rilievo della orientazione dell'asse della navata a scopo di controllo, confermando pienamente le misure precedentemente ottenute.

Purtroppo gli attuali resti dell'edificio non permettono di ricostruire la posizione delle monofore nell'abside, quindi l'analisi archeoastronomica
dovra' limitarsi all'orientazione della navata della chiesa e al tentativo di ricostruzione della metodologia applicata in fase progettuale e nella
successiva fase di realizzazione dell'edificio. La posizione geografica della chiesa derivata dalla media di 1600 determinazioni indipendenti di posizione ottenute in acquisizione continua, (rate: 1 point/second) elaborando i segnali provenienti da 9 satelliti in vista, mediante un ricevitore GARMIN GPS III (codice C/A) e' la seguente:

 

                                                           LAT = 45° 41'.475 N
                                                           LON = 9° 30'.595 E
                                                           ALT = 264.35 mt.

 

riferita all'ellissoide geocentrico standard di riferimento WGS84 e corrispondente ad un punto (PT264) posto al centro di curvatura dello emiciclo absidale dove e' stata posizionato il centro di fase dell'antenna del ricevitore.

Gli errori di posizionamento in latitudine ed in longitudine sono rispettivamente 0.9 ppm ed 1.2 ppm (ppm = parti per milione) in gradi corrispondenti a un errore quadratico medio di 9.8 cm, che corrisponde alla incertezza di posizionamento della chiesa.
L'incertezza sulla quota e' maggiore come usualmente accade nel caso del rilievo satellitare GPS.
Oltre al rilievo satellitare da terra sono state utilizzate anche le immagini del l’area in cui e’ posto il sito, riprese dallo spazio da satellite

 

                             

Posizione della chiesa di San Tome’ in Carvico su un’immagine da satellite georeferenziata (altezza equivalente di ripresa: 1480 metri)

 

 

  • Rilievo dell'orientazione della navata

 

La direzione di orientazione della navata principale rispetto alle direzioni astronomiche fondamentali e’ l’unico elemento che puo’ essere misurato dal punto di vista archeoastronomico in quanto dell’edificio di culto sopravvive solamente la traccia della muratura che ne delimita il profilo.
Nulla quindi puo’ essere detto relativamente all’eventuale orientazione delle monofore. Il rilievo dell'orientazione della navata della chiesa, nel senso ingresso-abside, e' stato ottenuto rilevando separatamente, sia in andata che in ritorno, l'azimut magnetico dei muri laterali dell'asse passante per il centro dell'apertura di accesso (muro ovest) e per il vertice dell'abside.
Lo strumento di rilevazione utilizzato e' stata un bussola topografica di precisione, detta “di Kater”, costruita dalla ditta tedesca Wilkie.

 

 

                        

 

 

Sono state eseguite numerose misure in modo da poter eseguire l'opportuna analisi statistica dei dati raccolti. La ragione del rilievo dello stessa direzione, ma nel senso opposto (rilievo in "andata ed in ritorno") e' stato eseguito in modo da mettere in evidenza l'esistenza di eventuali perturbazioni magnetiche locali differenti dalla declinazione magnetica locale.
L'analisi statistica degli azimut magnetici raccolti e' stata ottenuta calcolando sia il valore medio campionario piu' probabile sia i limiti di confidenza assumendo una distribuzione di probabilita' t-Student con 11 gradi di liberta' ed un livello di confidenza pari al 95%.
I dati sono poi stati calibrati utilizzando due metodi indipendenti in modo da convertire gli azimut magnetici in azimut astronomici.
Il primo metodo ha utilizzato una base ibrida GPS stesa tra il punto PT264 corrispondente alla chiesa e la cima del Monte Canto posta a 7.2 km secondo un azimut astronomico di 335.8 gradi.
La differenza tra l'azimut geodetico ottenuto mediante le coordinate degli estremi della base GPS e quello magnetico ottenuto in fase di collimazione della cima del monte rappresenta la correzione da apportare agli azimut magnetici per convertirli nei corrispondenti geodetici.
Il secondo metodo, applicato durante la seconda sessione di rilievo (Luglio 2006) ha utilizzato il confronto tra l'azimut magnetico del Sole misurato, con la stessa bussola topografica utilizzata per la misura delle orientazioni, sul luogo dove e' posta la chiesa di San Tome' e il corrispondente azimut astronomico solare calcolato per lo stesso istante in cui e' stata eseguita la misura.
La differenza risultante e' dovuta alle perturbazioni magnetiche complessivamente presenti nel luogo in cui e' posta la chiesa e rappresenta la correzione sistematica da aggiungere agli azimut magnetici ottenuti in fase di rilievo dell'orientazione dell'asse della chiesa per ottenere quelli astronomici.

L'entita' dei due fattori di correzione e stata praticamente coincidente entro le incertezze di misura. Il risultato finale e' stato che l'asse della navata e' orientato secondo un azimut astronomico medio campionario calibrato pari a 58.6 gradi rispetto alla direzione nord del meridiano astronomico locale, con un'incertezza pari a 0.3 gradi in piu' ed in meno, mentre il vero azimut di orientazione,
approssimato da quello medio campionario calibrato e' compreso tra 57.9 gradi e 59.3 gradi con un livello di confidenza pari al 95%.
Questo valore e' quindi quello su cui basare l'indagine archeoastronomica con l'obbiettivo di mettere in evidenza i criteri adottati in fase di progetto e di edificazione del luogo di culto altomedioevale di San Tome' in Carvico.

 

  • Analisi archeoastronomica

 

Il rilievo dell'orizzonte naturale locale rappresentato dal profilo delle montagne di sfondo nella direzione nord-est ha mostrato che l'altezza
apparente dell'orizzonte naturale locale e' pari a circa 3.5 gradi. Tale valore deriva dalle misure eseguite in loco, ma anche dalla generazione per via sintetica del profilo orografico di sfondo nella direzione orientale eseguito elaborando le immagini da satellite. Il calcolo astronomico ha mostrato che in quella direzione nell'alto medioevo era visibile la levata del Sole al solstizio d'estate esattamente lungo l'asse della navata della chiesa di San Tome'. La levata solstiziale solare estiva rappresenta quindi il "target" astronomico codificato in fase di allineamento della chiesa.

 

 

       

           Orientazione solstiziale estiva della navata della chiesa di San Tome’ in Carvico

 

Durante il IX secolo, epoca media di iniziale sviluppo della chiesa, il fenomeno era visibile all'alba del 19 Giugno del calendario Giuliano.
Esiste pero’ anche un’altra direzione che si e’ rivelata astronomicamente significativa e piu’ precisamente la direzione sud-occidentale dell’asse della navata della chiesa cioe’ la direzione che dall’abside esce per la porta d’accesso all’edificio.
L’azimut astronomico di tale direzione vale 238.6 gradi, nuovamente con 0.3 gradi di incertezza in piu’ o in meno e corrisponde abbastanza bene al punto dell’orizzonte naturale locale in cui era visibile il tramonto del Sole al solstizio d’inverno che, durante il IX secolo, avveniva il 17 Dicembre del calendario Giuliano.
Questo implica che i raggi del sole solstiziale invernale, al tramonto, illuminassero l’interno delle chiesa entrando dalla porta d’ingresso ed attraversando tutta la navata: questo avveniva solamente qualche giorno ogni anno, intorno al solstizio d’inverno.

 

  • Tracce di Geometria Sacra nell'Isola bergamasca

 

I rilievi satellitari GPS permettono la rilevazione della posizione geografica con un’accuratezza molto elevata implicante un errore dell’ordine dei centimetri.
Confrontando le posizioni geografiche riferite all’ellissoide geocentrico standard WGS84, della chiesa di S. Tome’ in Carvico e di S. Tome’ in Lemine si osserva un fatto molto interessante, al di la del fatto che curiosamente hanno la stessa identica dedicazione.
I due edifici di culto, entrambi risalenti all’altomedioevo, sono posti a 8382.05 metri, con un’incertezza pari a soli 6 cm in piu’ o in meno.
L’azimut geodetico, che si fini pratici e’ coincidente con quello astronomico, del vettore che congiunge i due edifici di culto e’ pari a 51 gradi.
L’azimut astronomico dell’asse della navata della chiesa di San Tome’ a Carvico e’ risultato essere, come gia’ affermato, pari a 58.6 gradi, quindi la prima conclusione che possiamo trarre e’ che l’asse della navata della chiesa di Carvico e’ allineato, entro le incertezze del rilievo e dovute all’attuale stato di conservazione dell’edificio, con un buon grado di parallelismo con la direzione della linea congiungente le due chiese dedicate a San Tome’ distanti poco meno di 8.5 km l’una dall’altra.
Dobbiamo pero’ chiederci se questo rilevante livello di parallelismo possa essere dovuto ad una combinazione di fattori puramente casuali oppure non sia casuale e quindi deliberatamente voluto in fase costruttiva della chiesa di San Tome’ a Carvico.
Trascuriamo, in prima battuta qualsiasi riferimento astronomico e limitiamoci ad un’analisi probabilistica di questa curiosa concordanza di direzioni.
Il calcolo delle probabilita’ fornisce un risultato intressante e cioe’ tale concordanza di orientazione risulta casuale con un livello di probabilita’ pari al 2.1% quindi al 97.9% di probabilita’ la concordanza tra le due direzioni e’ da ritenersi deliberatamente voluta.
Ora bisogna prendere in esame anche il fatto che l’asse della navata della chiesa di San Tome’ a Carvico e’ allineato verso il punto di levata del Sole al solstizio d’estate all’orizzonte naturale locale nella direzione ingresso-abside e verso il punto di tramonto del Sole al solstizio d’inverno nella direzione opposta, quindi esiste un vincolo astronomico.
La linea congiungente le due chiese dedicate a San Tome’ e’ caratterizzata da un azimut astronomico di orientazione che la colloca parallela a meno di qualche grado alla direzione della levata del Sole al solstizio d’estate, verso nord-est e alla direzione del tramonto del Sole al solstizio d’inverno verso sud-ovest.

 

Anche in questo caso il difetto di parallelismo tra la direzione solare solstiziale e quella del vettore congiungente i due edifici di culto dedicati a San Tome’ ammonta solo a qualche grado, tanto che l’analisi probabilistica mostra che la probabilita’ di casualita’ e’ meno del 1%.
Questo risultato e’ di grande portata in quanto siamo obbligati a ritenere che con piu’ del 99% di probabilita’ la posizione reciproca delle due chiese dedicate allo stesso santo patrono non sia casuale, ma al contrario sia il risultato di una deliberata pianificazione della loro posizione o almeno della posizione di una delle due.
Ora la collocazione cronologica di San Tome’ in Carvico dovrebbe, in linea di principio essere piu’ antica, risalendo presumibilmente al VII secolo, ma d’altra parte anche il primo nucleo di San Tome’ in Lemine, evoluto poi nell’attuale struttura a pianta circolare di riedificazione piu’ recente, (XII sec.) potrebbe essere di quel periodo, senza contare che San Tome’ in Lemine potrebbe sorgere su un precedente luogo di culto pagano o cristiano.
Gli interrogativi sono tanti, primo tra tutti perche’ due chiese di epoca altomedioevale, poste a circa 8.5 km di distanza e che portano la stessa dedicazione, siano poste lungo una linea astronomicamente significativa, ritenuta molto importante nel mondo celto-germanico, e quindi anche tra i Longobardi e i Franco la cui presenza nell’area di Carvico risulta essere storicamente attestata.

 

                        

Posizione reciproca delle chiese di San Tome’ in Carvico e San Tome’ in Lemine, con il rilevante parallelismo degli assi delle navate, in accordo con la posizione di levata del Sole al Solstizio d’Estate.

 

 

In secondo luogo bisogna chiedersi perche’ entrambe le chiese abbiano l’asse della navata (del presbiterio nel caso di San Tome’ in Lemine) allineato verso lo stesso “target” astronomico, cioe’ la levata del Sole all’alba del giorno del solstizio d’estate dalla parte dell’abside e verso il punto di tramonto del Sole al solstizio d’inverno dalla parte della porta d’ingresso.
Nel caso di San Tome in Lemine, la vicinanza delle montagne ad est e quindi la consistente elevazione dell’orizzonte naturale locale, rappresentato dal profilo del monte Canto Alto e dalle alture a lui prossime, rispetto a quello astronomico locale obbligo’ i costruttori a ruotare di qualche grado verso sud l’asse del presbiterio in modo da intercettare i raggi del Sole solstiziale estivo nascente dietro il Canto Alto.
Nel caso di San Tome’ in Carvico l’orizzonte naturale locale e’ piu’ basso perche’ le montagne si trovano circa 8.5 km piu’ lontane rispetto a Lemine, quindi fu necessario ruotare l’asse della navata di circa la metà di quanto osservato a Lemine al fine di concordare con la levata solare solstiziale estiva.

Un altro interrogativo riguarda l’intervisibilita’ dei due siti durante l’alto medioevo, cioe’ se da San Tome in Carvico, poteva essere visto il luogo dove sorgeva San Tome’ in Lemine, in un ambiente di scarsa urbanizzazione come era quello di quel tempo.
A prima vista potrebbe sembrare banale ottenere una risposta a questo quesito: basta andare sul posto, guardarsi intorno e verificare.
In realta’ questo non e’ possibile a causa delle costruzioni presenti tra i due siti, non trascurabile la presenza ad esempio dei paesi di Ambivere e Mapello posti proprio sulla linea che congiunge i due San Tome’.
Allora e’ necessario lavorare utilizzando le immagini ottenute dai satelliti posti nello spazio, orbitanti intorno alla Terra e le loro rilevazioni altimetriche in modo da ricostruire al computer l’andamento del paesaggio, eliminando tracce si urbanizzazione recente.

 

             

Ricostruzione tridimensionale prospettica dell’allineamento solstiziale che intercorre tra le due chiese di San Tome’ in carvico ed in Lemine, sulla base di immagini da satellite (altezza del punto di ripresa equivalente: 1960 metri).

 

 

Le analisi eseguite utilizzando le immagini riprese dai satelliti hanno mostrato che i due siti avrebbero potuto essere intervisibili tra di loro in quanto la linea che li congiunge lambisce la parte meridionale dell’altura detta “Costa dei Frati”, passando poco a nord della chiesa di San Michele Arcangelo a Mapello.

Il limite meridionale dell’altura probabilmente avrebbe potuto essere di aiuto rappresentando un utile punto di riferimento per traguardare il Sole nascente all’alba del giorno del solstizio d’estate.
Se un osservatore fosse stato posizionato sulla costa dell’altura un poco a monte dell’attuale chiesa di San Michele di Mapello sarebbe stato in grado di osservare il tramonto del Sole al solstizio d’inverno sopra San Tome’ a Carvico e la levata del Sole al solstizio d’estate sopra San Tome’ in Lemine.

 

                      

L’orizzonte astronomico locale dietro le chiese di San Tome’ in Carvico e Lemine mostra un rilevante accordo tra le orientazioni astronomiche degli assi delle navate e l’orientazione della linea congiungente i due luoghi di culto, intorno al IX secolo.

 

 

Un altro interrogativo riguarda la metodologia applicata per poter allineare due punti sul terreno distanti 8.5 km usando la sola strumentazione disponibile nell’alto medioevo, cioe’ traguardi ad occhio nudo. In questo caso, assodata la possibile intervisibilita’ dei due siti durante l’altomedioevo, potrebbero esistere svariate possibilita’ le quali richiedono comunque l’intervento di personale capace, abile sia nell’osservazione astronomica.
Nella corretta materializzazione sul terreno delle linee astronomicamente significative, anche su rilevanti distanze.
In realta’ sul territorio europeo esistono numerosi esempi di allineamenti cosiddetti “lunghi”, tratti dalla topografia antica, che furono messi in opera con rilevante precisione anche su distanze estese ben oltre gli 8.5 km.
In tutti i casi e’ stato possibile mettere in evidenza che la metodologia piu’ efficace fece abile uso dell’osservazione astronomica al fine di materializzare accuratamente tali linee.
Nel caso dei due San Tome’ possiamo solo avanzare alcune ipotesi per tentare di spiegare in quale modo sia stato possibile disporre le due chiese lungo la giusta direzione, ed anche in questo caso l’osservazione astronomica fu di fondamentale importanza ai fini della realizzazione dell’allineamento solare solstiziale estivo.
Quello che pero’ e’ stringente e’ una realta’ oggettiva caratterizzata da alcuni fatti singolari tra cui che si abbiano due chiese altomedioevali le quali mostrano a stessa (oscura)  dedicazione a San Tome’, che entrambe siano state deliberatamente ed accuratamente orientate nello stesso modo e secondo lo stesso criterio solare solstiziale estivo (invernale, dalla parte opposta), che entrambe sorgano lungo la linea che corrisponde alla levata del Sole al solstizio d’estate e al tramonto al solstizio d’inverno, dalla parte opposta, che tale allineamento rappresenti una “disobbedienza” ai dettami della Chiesa di Roma e che le linee di orientazione solstiziale siano tipiche delle antiche culture celto-germaniche europee, in particolare in questo caso, dei Longobardi e dei Franchi i quali furono presenti su tutto il territorio dell’Isola Bergamasca.
Tutto questo rende molto difficile immaginare un’origine casuale di quanto rilevato nella presente indagine archeoastronomica ed esposto in questo articolo.

 

 

[1] "S. Tomè. Astronomia, geometria e simbolismo cosmico in una chiesa romanica", Fonte di Connla Ed., 2013

 

 

Bibliografia:

 

  • A. Gaspani: "L'Orientazione Astronomica dei Luoghi di Culto in AltaValle Brembana", la Rivista di Bergamo, No.15, Ottobre-Novembre-Dicembre 1998.
  • A. Gaspani, 2000, "GEOMETRIA E ASTRONOMIA NELLE ANTICHECHIESE ALPINE" Collana Quaderni di Cultura Alpina, No.71, Priuli e Verlucca Editori (Pavone Canavese, TO).
  • A. Gaspani, 1997, "Sulla Reale Significativita' degli Allineamenti Ritenuti Astronomicamente Significativi", Nihil Sub Astris Novum, No. 12, Settembre 1997.
  • A. Gaspani, 1997, "Altezza e Azimut di Prima Visibilita' delle Stelle", Nihil SubAstris Novum, No. 13, Novembre 1997.
  • A. Gaspani, 1999, "L'Orientazione della Chiesa di Valnegra" in "VALNEGRA", di G. Medolago e L. Reguzzi, Comune di Valnegra, Valnegra. - Corponove editrice Bergamo.
  • A. Gaspani, 1999, "L'orientazione della chiesa (di S. Ambrogioin Brivio "pag. 14-16, in Gabriele Medolago "L'ex Chiesa gia' Parrocchiale di Sant'Ambrogio in Brivio Bergamasco" in "Comunita' in dialogo”, novembre-dicembre 1999, pag. 13-19.
  • A. Gaspani, 1998, "Il Potere Risolutivo ad Occhio Nudo", Nihil SubAstris Novum, No. 15, Febbraio 1998.
  • A. Gaspani, 1998, "L'Obliquita' dell'Eclittica nell'Antichita'", Nihil Sub Astris Novum, No. 16, Marzo 1998.
  • A. Gaspani, 2001, "Analisi dell'orientazione delle chiese di San Gregorio e San Dionigi" in: G.Medolago "San Gregorio di Cisano Bergamasco", Parrocchia di San Gregorio Magno in Cisano Bergamasco A.D. 2001, pag. 190-191.
  • A. Gaspani, 2004, "Il monastero di Reask e l'orientazione dei luoghi di culto cristiani nell'Irlanda medioevale", Atti del XXII Congresso Nazionale di Storia della Fisica e dell'Astronomia, a cura di M. Leone, A. Paoletti, N. Robotti, Genova - Chiavari, 6-7-8 Giugno 2002, pag. 458 -475.
  • A. Gaspani, 2002, "Analisi dell'Orientazione della Chiesa (di S.Nazario al Castello di Cenate Sotto)", in G. Medolago, "Il Castello di Cenate Sotto e la Famiglia Lupi", Ed. Amministrazione Comunale di Cenate Sotto, pag.121-130.
  • A. Gaspani, 2003, "Horologium Stellare Monasticum", Le Stelle, No.4, Febbraio 2003, pag. 56-65.
  • A. Gaspani, 2004, "Analisi dell'orientazione della chiesa parrocchiale di Bordogna", in "La Chiesa gia parrocchiale di Santa Maria assunta e San Giorgio martire in Bordogna di Roncobello" di G. Medolago e R. Boffelli, Ed. Comune di Roncobello, Ferrari Editore, 2004.
  • Cernuti S., Gaspani A., 2006, "INTRODUZIONE ALLA ARCHEOASTRONOMIA: NUOVE TECNICHE DI ANALISI DEI DATI", Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, vol. LXXXIX, 190 pp. Editore Tassinari, Firenze, 2006.
  • Vitruvio, "De Architettura", I,6,6.
  • Gerberto D'Aurillac "De Geometria". G. Romano, 1992, "ARCHEOASTRONOMIA ITALIANA" ed. CLEUP, Padova

 

(Autore: Adriano Gaspani, I.N.A.F - Istituto Nazionale di Astrofisica- Osservatorio Astronomico di Brera - Milano, adriano.gaspani@brera.inaf.it)

  • Nota del Webmaster (marzo 2014): è in corso un nuovo studio più approfondito da parte del prof. Gaspani, nell'ambito di una prossima pubblicazione sull'edificio oggetto dell'articolo.
  • Inseriamo anche il video che abbiamo realizzato come DPNM, volendo andare a vedere l'area archeologica in questione nel marzo 2014.

Argomento: Chiesa di S.Tomè a Carvico

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San Tomè del Bedesco.

Sergio Limonta | 05.07.2014

Nulla da insegnare a Voi, ma da una mia breve ricerca, da appassionato di storia locale, mi risultano alcune vicende legate all'area in questione, che potrebbero anche interessarvi per infittirvi il mistero o viceversa.

Antichi insediamenti umani nel cuore del Bedesco

Conosciuto da pochi come "Roccolo Prandi", in quanto richiama l'ultimo utilizzo e l'attuale privata proprietà, si tratta in realtà di un'antichissimo insediamento umano. Un'abitazione rurale collocata proprio nel cuore del Bedesco e in località Camandellino del comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII. A memoria d'uomo c'è testimonianza dell'ultimo abitante, che ha cessato di vivere una cinquantina di anni fa proprio in tale abitazione risalente al Medioevo. Tale casale rustico è una rara testimonianza, seppur oggi in fase di crollo, poiché innalzata proprio a riparo del contesto impervio e scosceso sulla sponda dei primi avvallamenti morenici di Monte Canto. Accanto al piccolo casale rustico si scorgono i segni di antiche sorgive e laghetti impaludati, utilizzati dai residenti per abbeverare le bestie e anche per lavare e cucinare. Altra rara e importante testimonianza di un similare insediamento umano si trova a poche centinaia di metri da questo luogo bedesco, tra i confini di Terno, Calusco e Carvico e in località S. Tomè. Una Campagna di scavi avviata nel settembre 1981 ha recuperato le fondamenta preromaniche di una chiesa risalente all'VIII secolo, tra evidenti tracce d’edificio ligneo del VII. Attorno alla chiesa carolingia, tra acquitrini e canneti in via d’estinzione, tra fossati e dossi artificiali, gli scavi hanno individuato una stratificazione d’edifici che alloggiavano e difendevano un limitato nucleo famigliare che, in questo luogo isolato e impervio del Bedesco, dovette trarre sussistenza dall'allevamento brado degli animali accanto alla disposizione di selvaggina e frutta spontanea . Un insediamento umano che si era accerchiato da barriera artificiale, formata da pali, fossati e argini innalzati in terrapieno e non solo per difendersi da eventuali attacchi di pirateria criminale, ma anche, se non soprattutto, per ripararsi dall'innalzamento di quelle acque sorgive circostanti che allora, nelle stagioni primaverili e autunnali, dai vari laghetti e impaludamenti, si espandevano abbondanti in tutta l'adiacente Valle del Lago fino ad immergere ogni metro di terra circostante. Si tratta certamente di un vissuto famigliare, risalente a più di 1.400 anni fa, consumato nel completo isolamento: un insediamento “in teranis” dotato di chiesa cristiana, luogo di sepoltura e abitazione collegata all'esterno con un sentiero boscoso . Tali scavi permisero di raccogliere reperti molto interessanti: pietra ollare, ceramiche, bicchieri a calice, pettine e manufatti di ferro. All'interno della chiesa si rinvennero anche cinque sepolture; due bambini e tre adulti. Una moneta dell’età carolingia è forse il ritrovamento più importante, poiché aiuta a collocare con esattezza il periodo storico dell’insediamento. In ogni modo l’originaria struttura lignea della chiesa è una rarissima testimonianza nel panorama archeologico italiano se non europeo. Tra l’altro, anche nel Codice Patetta, steso nel 1392 per rendere stabili i confini tra il “territorium de Terno et Casteniate a territorio de Caluscho Inferiori”, si cita il luogo e la chiesa che abbiamo casualmente ritrovato sul percorso laterale della strada Terno-Baccanello: “Terminus qui dividit et converso ut supra est a meridie parte cuiusdam murache ecclesie Sancti Thomey de Bedischo in contrata ubi dictur ad Sanctum Thomeum de Bedischo”. I confini nord-ovest di Terno d’Isola sono tuttora delineati laddove vi era la “contrata ubi dictor ad Sanctum Thomeum de Bedisco.

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