Presentazione del sito dolmenico

                               "La Valle dei Dolmen" a Monte Sant'Angelo (FG)

                                                                        (Raffaele Renzulli)

 

 

Dopo anni di studi e di indagini condotte sul Gargano, nelle vallate circostanti Monte Sant’Angelo (FG), ho presentato alla comunità accademica e scientifica una mia, penso, interessante pubblicazione per descrivere la mia scoperta: un sito dolmenico molto ampio ed evidente, un villaggio neolitico con strutture stupefacenti, dai dolmen costruiti con possenti megaliti ai menhir, dall’ara sacrificale agli speroni di avvistamento, da una infinità di grotte ai graffiti contenuti in esse, dai camminamenti particolari ai percorsi che conducono ad un’ampia area sacra di raduno dominante il mare. Tutto il villaggio sembra raccordarsi ad un megalite particolare, detto "Galluccio”,  lungo circa 12 metri, sormontato da un disco litico di circa tre metri di diametro, unico elemento che resta completamente illuminato dal sole al tramonto (mentre tutta la vallata viene avvolta dall’ombra), insieme ad un altro monolite avente forma di carena di nave, recante solchi antropomorfi in superficie (forse un’ara sacrificale?).

Il sito dolmenico è senza dubbio un sito cultuale dedicato ai riti propiziatori in onore del Sole; la stessa montagna garganica è appunto denominata “montagna del Sole”, la divinità più potente perché apportatrice di vita. Tutti gli studi da me compiuti dimostrano questa ipotesi, condivisa da molti esperti e studiosi di chiara fama a livello nazionale ed internazionale.

Recente è l’individuazione di un altro megalite a forma di disco rappresentante il Sole, segnalatomi dall’amico e collaboratore Franco Vaira, situato a circa un chilometro ad est del megalite "Galluccio” e denominato “Gemello”; entrambi rivelano la stessa dimensione, inclinazione, orientamento nonché la stessa quota. E’ importante sottolineare che anche il megalite ”Gemello”, e soprattutto il disco che lo sormonta, restano illuminati dal sole mentre l’ombra avvolge tutta la zona retrostante; questo dimostrerebbe che i megaliti sono stati posizionati in modo da fare evidenziare l’evento anche da grandi distanze.

Notai tutto questo, mentre accompagnavo il gruppo del GAM di Monte Sant’Angelo in visita al sito di Valle Spadella, il 28 maggio scorso, traguardando il megalite gemello dal primo e dal secondo sperone, zona Galluccio, da una distanza di oltre un chilometro, ne “La Valle dei Dolmen”. I due megaliti hanno un allineamento est-ovest e, dai primi studi effettuati, ritenni che essi presentassero nel neolitico, e anche nell'neolitico, un allineamento con il Sole durante il solstizio d’inverno, inizio di un nuovo ciclo vitale. Molti studi dimostrano che per gli antichi romani, che si rifacevano a culti precedenti, era molto importante il culto del “Sol Invictus”, ricorrenza celebrata nei giorni del solstizio d'inverno. Ma è da notare che sempre le celebrazioni del Sol invictus, in ogni tempo e presso ogni civiltà si svolgevano nella notte che precede il giorno e la luce, nella stagione fredda che cede il passo al rinnovarsi della natura e della vita, proprio nei giorni che coincidono con i solstizi e gli equinozi. Ciò che è anche dimostrazione che gli uomini del neolitico conoscessero le stagioni, il loro succedersi e le loro caratteristiche. Tutte le mie verifiche, però, non rilevarono alcun allineamento tra il sole e i dischi litici nel giorno del solstizio d’inverno. Ritenni, quindi, di dover studiare la situazione nel giorno del solstizio d’estate, anche seguendo il suggerimento del professor Elio Antonello, Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera di Milano, che mi aveva incitato a verificare, sul posto e nel giorno del solstizio d’estate, le mie ipotesi, affermando che "lo spostamento del sole dal Neolitico ad oggi è assolutamente minimo e tale da non poter essere percepito dall’occhio umano”. E la verifica ha dato risultati positivi perché il 21 giugno, al tramonto, ho potuto osservare con emozione un allineamento preciso e perfetto tra il sole, il disco del Galluccio e quello del suo Gemello situato in alto, sul crinale della montagna. Ancora una prova, dunque, della presenza umana nel sito, di intelligenze che si ricollegano attraverso i millenni. Nessuna casualità, quindi, ma una precisa intenzione dei nostri antenati di evidenziare le fasi degli astri, i cicli delle stagioni, l’origine stessa dei riti dedicati al Sole. Recentemente un terzo megalite, sormontato anch’esso da una struttura litica a forma di disco, è stato individuato assieme ad altri due dolmen, lungo la mulattiera Valle Spadella nella valle San Martino, località Macchia, nel Comune di Monte Sant’Angelo. Altre due strutture sormontate da grandi megaliti a forma di disco sono state individuate a circa un chilometro al di sotto del sito di “Valle Spadella”: esse si traguardano tra loro. Si continuano ad individuare altri mega -dischi, non ancora posti in relazione con l’ambiente circostante.

La Soprintendenza Archeologica ha già approntato un progetto per lo studio, il riconoscimento e la protezione di questa eccezionale testimonianza del nostro straordinario passato e dei suoi preziosi messaggi. Nell’attesa di ulteriori aggiornamenti, è possibile apprezzare le strutture descritte nella mia pubblicazione "La Valle dei dolmen”, in cui ho cercato di usare chiarezza e precisione di indagini, incisività espressiva ed una notevole documentazione fotografica. Anche l’Università “La Sapienza” di Roma effettuerà le ricerche, dopo gli ultimi rinvenimenti sia litici che fittili, che testimoniano la presenza antropica del sito. Monte Sant’Angelo, già insignita del riconoscimento Unesco, ha il dovere di compiere tutte le indagini possibili sulle vestigia del proprio passato per poter guardare al futuro con piena consapevolezza.

 

Autore: Arch. Raffaele Renzulli (arch.renzulli@gmail.com). Ricerca in corso di approfondimento.

  • Articolo pubblicato in questo sito il 20 Marzo 2018