I Campi Flegrei e la Solfatara di Pozzuoli

                                                           (Speciale Campi Flegrei)
                                                       (a cura di duepassinelmistero)
 
Nell'agosto 2018 abbiamo trascorso le vacanze in buona parte nei Campi Flegrei, cercando di conoscere questo territorio di eccezionale interesse sotto più punti di vista. Localizzati nel Golfo di Pozzuoli tra Napoli, Cuma e Capo Miseno (comprendendo anche le isole di Ischia, Procida e Vivara), comprendono gli attuali comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto, Giugliano in Campania e Napoli.
I Campi Flegrei sono così chiamati fin dal tempo della colonizzazione greca, quando ci si accorse che l'area era "ardente" (flegraios) perchè interessata da fenomeni vulcanici (nel comprensorio a nord di Napoli si contano circa 40 antichi vulcani; è una grande caldera del diametro di 12-15 km). Se tornassimo indietro nel tempo di almeno un milione di anni, vedremmo un paesaggio completamente diverso da quello odierno (che peraltro si modella ancora per il fenomeno del bradisismo), che si andò costituendo in tre fasi, a partire da una primitiva eruzione di un singolo vulcano sottomarino che emise lapilli, ceneri, pomici e fu determinante per la formazione del tufo grigio e del piperno.
La zona corrisponderebbe all'attuale cratere di Agnano. Una seconda fase comportò l'esplosione di più vulcani sottomarini, nel territorio dell'attuale Posillipo; producendo ceneri, lapilli, pomici originarono le distese di tufo giallo che sono la caratteristica di un'ampia area dei Campi Flegrei (con le varie rocce tufacee sono stati costruiti molti degli edifici e le loro componenti architettoniche locali). La terza fase si collocò ancora nella zona dell'attuale cratere di Agnano (che non era più sottomarino ma emerso), con fenomeni eruttivi che portarono alla formazione di diversi crateri, tra cui il vulcano Solfatara. Per una storia eruttiva più precisa si rimanda al sito ufficiale dell'Osservatorio Vesuviano, che monitora costantemente sia sul suolo terrestre che nel mare i parametri geofisici e geochimici. Gli scienziati ritengono che i fenomeni vulcanici dei Campi Flegrei non abbiano prodotto lava, come accade per il Vesuvio, se non per alcune colate sulle isole. L'ultima, violenta esplosione che modificò il paesaggio con la formazione di un'altura, il Monte Nuovo (tra il lago di Averno e il mare), si ebbe tra il 29 e il 30 settembre 1538. L'altura si eleva per soli 400 m ma si formò velocemente in tre giorni, narrano le cronache, che non sono poi cronologicamente distanti da noi. La popolazione fuggì terrorizzata e il borgo di Tripergole venne seppellito dai materiali eruttati; da allora la situazione del vulcanesimo dei Campi Flegrei è in quiescenza, eccettuata l'area della Solfatara di Pozzuoli, come vedremo più avanti. Tuttavia questa sorta di "supervulcano", che si estende per circa un centinaio di chilometri (chiamata zona rossa), coinvolgendo centinaia di migliaia di abitanti, è sempre vivo e, stando ad alcuni geologi, potrebbe risvegliarsi da un momento all'altro, senza tanti avvertimenti. Per questo serve un piano di evacuazione solido.
Il paesaggio flegreo che il visitatore incontra è caratterizzato da basse colline e conche crateriche che possono ospitare pittoreschi laghetti, da un lato, e dallo splendido mare Tirreno dall'altro. Proprio per la presenza della sua natura vulcanica, il fertile territorio dei Campi Flegrei consentì lo sviluppo di un'intensa coltivazione e, al contempo, un'urbanizzazione dove la cultura, l'architettura e l'arte conobbero punte di straordinario genio e splendore. Personaggi illustri, ricchi e potenti si fecero costruire grandiose ville tra il mare e le colline, come a Baia; l'ingegneria dei romani consentì la realizzazione di opere stupefacenti come la "Piscina Mirabilis" di Bacoli, la più grande cisterna nota mai costruita dagli antichi romani. Città, templi e siti archeologici sono oggi in parte stati riportati alla luce e aperti al pubblico. La presenza di sorgenti idrominerali naturali favorì la realizzazione di meravigliosi edifici termali dove ci si curava anche con i fanghi della Solfatara, pratica ancora oggi in uso nei moderni centri termali di Pozzuoli e dintorni. Accanto all'aspetto arido e infernale della Solfatara, situata sulla Via Domitiana a 1 km circa da Pozzuoli, brulica dunque un territorio ricco di testimonianze storiche che si coniugano alla perfezione con leggende e misteri, come l'Antro della Sibilla Cumana, tanto per citare quello tra i più famosi nel mondo. Abbiamo cercato di documentare, alla maniera dei nostri "due passi", ciò che abbiamo visitato in articoli e/o video documentativi, che potete trovare nella sezione-madre (SPECIALE CAMPI FLEGREI).
 
  • La Solfatara di Pozzuoli
 
La si raggiunge comodamente percorrendo, da Pozzuoli, la Via Domitiana e seguendo le indicazioni. L'ingresso è ben segnalato da un cancello e la scritta "Vulcano Solfatara" ma è tutto chiuso, dall'ottobre 2017. Le visite sono sospese fino a data da destinarsi (accadde una tragica fatalità nel settembre dell'anno scorso, in cui persero la vita tre persone e sono in corso le indagini del caso). Dall'altra parte della strada c'è un bar-ristoro storico (dal 1931) che è anche un piccolo negozio di souvenir; ci consigliano di incamminarci a piedi e di salire lungo la strada che fiancheggia la Solfatara, in modo da poterla vedere da lontano e, se ci sono, assistere ai fenomeni eruttivi che la caratterizzano. La prima volta che l'abbiamo vista, sembrava tutto tranquillo, la seconda volta si levava qualche fumarola da alcune fessure del terreno, con un rumore udibile a distanza di decine di metri (immaginiamo quando si è più vicino e in periodi di elevata attività!).
Fin dall'inizio siamo rimasti affascinati da quel paesaggio unico nel suo genere. La Solfatara, infatti, è una cavità craterica di forma ellittica, in poche parole è la bocca di un vulcano in stato quiescente, chiamata dagli antichi "Forum Vulcani" e da essi ritenuta la dimora del Dio Vulcano, l'ingresso per gli Inferi. E' un luogo di elevatissimo interesse per i geologi e gli scienziati perchè vi si possono studiare tutti i fenomeni tipici dei vulcani quiescenti in fase solfatarica: fumarole, molfete, vulcanetti di fango bollente, formazione di cristalli di zolfo e la presenza di sorgenti di acque minerali. L'attività vulcanica della Solfatara è monitorata da sei stazioni (geofisiche e geotermiche) dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
L'odore di zolfo è percepibile a distanza di qualche chilometro, arrivando in macchina nel luogo, questo possiamo dirlo perchè lo abbiamo sperimentato. Lo zolfo presente nell'atmosfera della Solfatara non è dannoso, dicono gli studiosi, ma anzi è un aerosol naturale (le esalazioni diventano pericolose  quando ci si ritrova sotto il livello del terreno dove i gas sono velenosi, ma questa evenienza non deve mai accadere ai visitatori della Solfatara che, al momento, ricordiamo è sotto sequestro).
Il luogo, seppure visto dalla strada che lo costeggia, è impressionante e irresistibile: disposto attorno all'antico cratere ellittico, appare arido e desolato, mentre intorno cresce una ricca vegetazione. Questa zona era occupata, anticamente, da un lago di fango che scomparve alla fine del 1700 a conclusione di un lungo processo di prosciugamento naturale, durato duecento anni. Nel silenzio in cui ci siamo ritrovati, osservando da lontano le fumarole, abbiamo udito il sibilo del gas che esce potentemente dalle stesse, unito al rumore dei getti di fango bollente emessi dai vulcanetti, di cui tutta la zona è costellata. Queste fangaie sono i soli residuati del lago di fango della Solfatara di cui abbiamo accennato sopra, sostanzialmente si sono formati tra la fine del 1800 e oggi (la Solfatara è viva ed è in continua evoluzione); la loro conformazione è a cono rovesciato e sprofondano per pochi metri nel terreno ma sono pericolosissimi perchè eruttano getti caldi o bollenti, potendo raggiungere i 100° C, come i gas delle fumarole (anche più di 100 gradi).
Il cratere principale ha un diametro di 2,5 km ma a questo deve aggiungersi tutta una serie di fenditure del terreno che emettono esalazioni di gas (fumarole), le mofete (sorgenti emananti anidride carbonica), sorgenti di acque minerali, i vulcanetti, le formazioni di cristalli in massima parte di zolfo e i depositi di polvere sabbioso-gialla. Le emissioni gassose provocano un costante movimento bradisismico del terreno, ovvero un leggero, ma rapido e continuo, abbassamento e innalzamento del terreno e la vita nella Solfatara è in costante attività; a seconda dei periodi, alcune zone all'interno di essa sono più o meno "produttive": attualmente i maggiori fenomeni si verificano in un'area denominata Piccola Solfatara, in passato nell'area detta della "Bocca Grande" e in precedenza altre aree.
Nella Piccola Solfatara ci sono delle strutture in muratura che furono realizzate per contenere, diciamo così, o meglio racchiudere le fumarole dette delle Stufe, originatesi centinaia di anni fa per violente esplosioni. I manufatti furono realizzati sul lato nord della montagna alla fine del XIX secolo e, di fatto, introducono a due grotte usate come sudatori naturali, poi rivestite di muratura. Bastavano pochi minuti di sosta nell'antro per sudare copiosamente e inalare gli intensi vapori solfurei qui sprigionati. Ne usufruivano coloro che soffrivano di malattie respiratorie, della pelle e di reumatismi. L'ultima grande eruzione (o intensa attività delle fumarole) documentata della Solfatara avvenne nel 1196 e dovette essere talmente forte da provocare il fenomeno bradisismico che interessò in quel periodo il Tempio di Serapide a Pozzuoli e parte del territorio della città stessa.
La visita alla Solfatara era compresa già dal XVIII secolo nel Grand Tour cui aderivano giovani aristocratici per formarsi una cultura storica, artistica e politica. L'Italia, con le sue antichità classiche, era una meta prediletta e la zona dei Campi Flegrei divenne una tappa fondamentale: qui si potevano visitare sia i siti archeologici che documentare i fenomeni naturali come l'attività vulcanica. Dalla seconda metà del '700 e dopo le scoperte di Pompei ed Ercolano, si diffuse la moda irrefrenabile per l'antico, incentivata dai Borboni. I Campi Flegrei, posti su quella direttrice, furono visitati da letterati, artisti e girovaghi, che ne hanno lasciato copiose testimonianze sotto forma di opere d'arte (descrizioni, poesie, racconti, dipinti, schizzi, ecc.), sparse oggi in tutto il mondo.
 
  • Ora proseguiamo i nostri due passi e, dato che ci troviamo molto vicino, rechiamoci nella chiesa di San Gennaro alla Solfatara, dove ci attende qualcosa di molto interessante...Seguiteci!

Galleria foto: Solfatara di Pozzuoli