2.4 Torre di S.Giovanni e Ca' Maitino

                                                                       (DPNM)

 

                                                

 

Scendendo da Via Corna si ripassa davanti alla chiesa di S. Maria di Brusicco, si svolta a sinistra e ci si dirige verso la parrocchiale (Via Pacem in Terris) ma giunti a vederne il fianco, si svolta a sinistra (indicazioni stradali precise in loco) oppure si può parcheggiare ed effettuare la salita a piedi, anche perchè da Ca' Maitino (Museo di Papa Giovanni), raggiungere la Torre di San Giovanni è possibile esclusivamente camminando (è una salita di circa 15'). Dalla Parrocchiale a Ca' Maitino sono invece proprio "due passi".

La Torre di San Giovanni, che s’erge sulla sommità del colle, alle falde del Monte Canto e rappresenta la più antica testimonianza delle origini del paese. Fu un punto strategico molto importante, sia per la sua valenza civile che religiosa. Infatti la Torre (una vera perla di arte romanica) era parte di un fortilizio difensivo attestato dal 964 d.C., e fu in seguito adattata a torre campanaria (altezza 17 m) per la primitiva chiesa di San Giovanni, consacrata il 4 maggio 1356. Di quell’antica costruzione sappiamo che venne ricostruita nel XV secolo, allargata nel 1727 e abbattuta nel 1904, quando Angelo Roncalli si trovava a Roma per essere ordinato sacerdote. Alla notizia dell’abbattimento della “sua” chiesa, scoppiò a piangere per il dispiacere. Egli, infatti, amava molto questo luogo, dal quale contemplava tutto il paese sottostante. La Torre è stata restaurata grazie all'impegno del Gruppo Alpini.

Cà Maitino è una elegante residenza immersa nel verde che si trova a metà strada tra la parrocchiale attuale e la Torre di San Giovanni. Il nome significa “Casa di Martino”, quel Martino Roncalli (detto Maytinus de Valle Imania) che nel 1450 scese dalla Valle Imagna e costruì la propria casa qui, dando vita alla casata di Sotto il Monte.  Il papa stesso scrisse che la dimora fu proprietà, in passato, del prete Bernardus Roncalli ed alla sua morte, in successione ereditaria, alla famiglia Vecchi, fino ai Mangili e alla famiglia Scotti.

Dal 1925 al 1958 Angelo Roncalli, prima di divenire papa Giovanni XXIII, venne annualmente a passarvi le ferie estive, affittando alcune delle stanze dai proprietari, i baroni Scotti-Guffanti. Pagò l’ affitto puntualmente per 33 anni, assumendo a suo carico anche la necessaria ristrutturazione. La sistemazione di ogni stanza venne da lui pensata e decisa; arredò l’ambiente con i mobili ereditati dal Vescovo Radini Tedeschi e l’abbellì man mano con doni e ricordi della sua ricca esperienza[1].

In questa casa, che il futuro pontefice chiamava “il mio dolce nido”, aveva ricavato un ufficio personale dove attendeva anche alla stesura dei discorsi e delle relazioni che avrebbe poi dovuto presentare a Roma, rendicontando le proprie missioni diplomatiche. Ca' Maitino era sicuramente il luogo-rifugio, lontano dal frastuono del mondo, dai conflitti, dai problemi che inevitabilmente facevano parte della sua scelta sacerdotale; qui ritrovava la serenità genuina dell’infanzia, i volti cari delle sorelle Ancilla e Maria e della mamma che, rimasta vedova nel 1935, visse qui con loro, assistita fino alla morte (1939).

Gradualmente, nel corso degli anni, Ca' Maitino si riempì di oggetti, divenne “la casa dei ricordi” e quando Roncalli fu eletto pontefice, la villa gli fu donata ed egli, alla propria morte, la cedette al suo segretario, Mons. Loris Capovilla, che vi abita dal 1989 (ha 98 anni). E’ stato lui a trasformare la villa in un Museo, che raccoglie importanti testimonianze e cimeli appartenuti al pontefice bergamasco.

Quando si entra si viene accolti da una suora, perché con monsignor Capovilla vive una Comunità di Poverelle, le stesse suore che furono al seguito di Roncalli a Venezia e in Vaticano. Con Mons. Capovilla furono poi a Roma, Chieti, Loreto e a Sotto il Monte, fino a Ca’ Maitino. L’allestimento è più da casa familiare che da rigido museo, com’era nello spirito del papa buono; qui si può dialogare con le eventuali suore presenti (la visita è guidata), oppure trovare spazio per la preghiera, o cogliere l’occasione per conoscere meglio la figura di questo personaggio ancora da mettere a fuoco adeguatamente, da capire adeguatamente

Suddiviso per sale, mantenute com'erano, il Museo alcune testimonianze introvabili altrove, come la ricostruita Cappella privata che papa Giovanni aveva nella sua residenza vaticana, il suo letto di morte, il crocefisso che teneva sempre sul comodino, il suo studio, arredi originali, la biblioteca con i suoi libri (interessanti!) e tutto quanto è stato possibile farvi stare: fotografie, regali ricevuti, sculture, dipinti, oggetti personali, abiti, calzature, opere d'arte che a volte acquistava egli stesso, ma soprattutto che riceveva in dono da ogni parte del mondo, tra i quali manufatti di squisitissima fattura. Nel salonte d'ingresso vi sono tre affreschi del 1400 che Angelo Roncalli fece staccare dall'esterno, dove si trovavano. Quando prese la casa per passarvi le ferie estive, si accorse subito del loro valore e, sentito un esperto, li fece con cura trasferire in questa grande sala (si riconoscono San Benedetto e San Bernardino da Siena). Ricordiamoci, ci ha detto la cortese suora, che questo luogo si trovava, nel Medioevo, sulla via di pellegrinaggio Francigena ma soprattutto sulla via Cluniacense (i monaci di Cluny erano proprietari dell'abbazia di Fontanella e di tutti i terreni pertinenti dei dintorni).  Abbiamo notato che vi è una notevole collezione di Madonne Nere, da quella di Loreto a quella di Chartres, da quella di Częstochowa alla Vergine di Guadalupe, da quella di Oropa alla Vergine Nera di Monserrat, oltre ad icone bizantine con le Madonne dal volto bruno. Il papa doveva nutrire una speciale devozione per loro, per queste Vergini tanto simboliche.

 

    

                      Un "collage" di alcune rappresentazioni iconografiche presenti a Ca' Maitino

 

Nella bellissima residenza vi è anche un Chiesetta dove il cardinale Loris Capovilla celebra la S. Messa.

 

Uscendo da Caà Maitino, sul muro a destra notiamo l'ennesima icona bizantina, l'importantissima Madonna Nicopeia, conservata a Venezia in San Marco (proveniva da Costantinopoli e risale a prima del X secolo). E' una riproduzione eseguita a mosaico ed è protetta da un vetro e da una piccola inferriata. Come vedremo in un articolo a parte, Angelo Roncalli fu diplomatico per la Santa Sede nei paesi di fede a prevalenza ortodossa, e fu Patriarca di Venezia.

Il suo sogno era di potersi ritirare proprio quassù, dopo aver servito la Chiesa (pensava che il Patriarcato di Venezia fosse la sua ultima funzione), ma nel 1958 venne eletto papa e quel sogno non potè avverarsi. In realtà, quando ancora era a Venezia, all’età di 77 anni aveva  fatto testamento. Intendeva essere sepolto a Venezia e si era fatto costruire la tomba, nella cripta di S. Marco[2]. “Se non è possibile in San Marco –scrisse- indico come luogo estremo del mio riposo il tempio della Salute, sotto gli occhi pietosi della comune Madre dei vivi e dei morti[3]. Guarda caso, l’icona mariana venerata in quella Basilica è una Vergine Nera, di probabile provenienza bizantina.

Ma la vita doveva riservargli ulteriori esperienze, e di quale portata! Eletto papa, Giovanni XXIII immaginò che le sue spoglie potessero riposare per sempre in Laterano, presso l’arcibasilica che è madre di tutte le Chiese di Roma e del mondo. L’abbozzo di un documento autografo del 1962 non lascia alcun dubbio di questa volontà[4].

 

 


[3] Si tratta della Basilica di S. Maria della Salute (Campo della Salute, nell'area del quale sorge anche il Santuario Patriarcale, ne abbiamo parlato in una sezione dedicata a Venezia), progettata da Baldassare Longhena (1632).  Di questa scenografica costruzione, si dice che sorga su un luogo di culto sacro già in antico, secondo alcuni al di sotto vi sarebbe una necropoli, secondo altri ricalcherebbe forme geometriche volute e dai significati ermetici. Comunque stiano le cose, sappiamo dai documenti che l'edificio venne costruito sull'area delle case del vecchio Seminario, in seguito ad un voto che il doge Giovanni Tiepolo aveva fatto alla Madonna, se la città fosse stata liberata dalla terribile ed ennesima ondata di peste del 1630, che aveva mietuto migliaia e migliaia di vittime (si parla di 50.000 persone). Ciò avvenne dopo un paio di anni. All'interno colpisce la spaziosità e la luminosità; sul pavimento spicca una sorta di rosone formato da disegni geometrici policromi di grande effetto. Sull'altare un'icona di probabile provenienza orientale, di stampo bizantino, di una Madonna dal volto bruno con il Bambino, molto venerata.

[4] Affermazioni di Marco Roncalli, pronipote del pontefice, in un’intervista del 26 aprile 2014 (v. link)

 

 

 

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Ma che bella raccolta!

Davide 05.08.2014
Affascinante questo viaggio nel mondo di un papa stra conosciuto, ma mai veramente...

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