La Cappella Espiatoria di Monza

                                                   e i misteri del "caso" Umberto I

                                         

                                                       (a cura duepassinelmistero)

 

Erano le 22.30 circa dell'anno 1900 quando il secondo re d'Italia, Umberto I di Savoia (nato nel 1844), venne raggiunto da alcuni colpi di pistola che lo uccisero. A sparare fu l'anarchico Gaetano Bresci (1869-1901), che venne immediatamente identificato e tratto in arresto (anche per evitare il linciaggio della folla, fu detto). Il re, che era in carica dal 1878, aveva partecipato ad una manifestazione sportiva organizzata da Forti e Liberi (società di ginnastica tutt'oggi esistente), alla quale non era tenuto a presenziare ma per questioni di opportunità politiche si lasciò convincere dal suo staff a farlo. Il clima era festante, in quella calda serata estiva di fine luglio; le gare ginniche si erano tenute nel campo sportivo ubicato sul lato destro del "Vialone Reale" (oggi Viale Cesare Battisti), di fronte alla celebre Villa Reale di Monza, residenza estiva dei Savoia. Il re manifestò soddisfazione di trovarsi in mezzo a quella atletica gioventù italiana, dichiarando di sentirsi ringiovanito! Non era accompagnato dalla consorte, la regina Margherita, nè indossava la cotta di maglia che normalmente aveva (e che avrebbe forse parato il colpo fatale). Una dimenticanza imprudente, visto che il monarca era giù scampato a due precedenti attentati.

Mentre risaliva sulla carrozza reale che lo avrebbe condotto alla Villa, in un breve tragitto, una moltitudine di persone si fece attorno alla carrozza per salutarlo, mentre la banda gli rese omaggio suonando la Marcia Reale. Approfittando del momento di confusione, il Bresci estrasse l'arma e sparò a distanza ravvicinata. Chi disse tre colpi, chi cinque. Ad ogni modo, un proiettile colpì la spalla, e due il petto (probabilmente cuore e polmone), che non lasciarono scampo al malcapitato sovrano, il cui corpo cadde addosso al funzionario Ponzio Vaglia, che aveva già preso posto sul sedile della carrozza. Si tramanda che il re ebbe soltanto il tempo di pronunciare una frase: "Avanti, credo di essere ferito!", la carrozza partì velocemente verso la Villa Reale, mentre la gente urlava, fuggiva, si interrogava. Umberto I giunse cadavere alla sua residenza, dove la moglie Margherita urlava "Fate qualcosa!" e il resto dello staff si disperava. A nulla valsero le chiamate dei medici, il re era morto.

In quel momento l'erede al trono, il principe Vittorio Emanuele III, era in viaggio nel Mediterraneo con la moglie Elena del Montenegro; dovette essere richiamato subito a Monza, dove arrivò il 2 agosto. Si dice che il corpo del re Umberto fu posto in una vasca con ghiaccio per conservarlo (dato il caldo), fino all'arrivo del figlio. La salma venne ricomposta e dovette affrontare un lungo viaggio verso la capitale, Roma, dove il 9 agosto vennero celebrati i funerali di Stato, dopodichè il defunto monarca fu tumulato nel Pantheon, accanto al padre, re Vittorio Emanuele II. L'11 agosto venne nominato il nuovo re d'Italia, Vittorio Emanuele III.

L'assassinio di Umberto I determinò il graduale abbandono della Villa Reale di Monza da parte dei Savoia. Con le consegueti vicende storiche e la famiglia reale in esilio, con la costituzione della Repubblica Italiana più nessuno si occupò della magnifica residenza, che venne avvolta dal silenzio e, ancora peggio, soggetta a spoliazioni. Il vastissimo parco venne suddiviso in vari settori e una parte adibita a giardino pubblico. Soltanto nel 2012 si è dato avvio alla vera grande operazione di ristrutturazione della Villa, con un concorso di respiro internazionale, vinto dall'arch. Giuseppe Carbonara. Dal 2014 la dimora è tornata ad essere visitabile dal grande pubblico ed è, di fatto, iniziata una nuova fase per la settecentesca residenza.

 

  • La Cappella Espiatoria, la cripta, il memoriale

Fu il figlio di re Umberto I a  volere che il luogo dell'assassinio diventasse luogo di memoria. Lo spazio che fino a quel momento era stato utilizzato dalla Forti e Liberi venne destinato all' erezione di un Memoriale, la Cappella Espiatoria. In cambio di quell'area, la società ginnastica ebbe il terreno prospiciente alla Cappella, su cui il 24 maggio 1903 fu realizzata l'attuale sede, comprensiva del campo sportivo, sita in Viale Cesare Battisti. L'incarico di stilare un progetto per la Cappella fu dato all'arch. Giuseppe Sacconi, che era stato fautore (tra gli altri) dell'Altare della Patria a Roma e della tomba dello stesso re Umberto I al Pantheon. Il Sacconi morì però all'inizio dei lavori, nel 1905, e quindi fu dato l'incarico di proseguirli ad un suo collaboratore, l'architetto Guido Cirilli, che non si attenne propriamente all'originario progetto, che venne comunque terminato nel 1910, nel decimo anniversario dalla morte del re. Il materiale scelto per il monumento fu la pietra di Oggiono (LC); con essa fu realizzata la vertiginosa stele dorico-greco-italica alta 35 m, nella quale vennero inserite due enormi croci di alabastro (materiale proveniente dall'Algeria), superiormente, che ancora oggi- ogni 29 luglio - vengono illuminate dall'interno mediante lampade elettriche. In cima alla colonna si trova un capitello che accoglie un cuscino su cui sono deposti i simboli regali in bronzo, un tempo dorati (corona, scettro, collare dell'Annunziata).

 

La colonna è preceduta da un alto podio gradinato, ai fianchi del quale si trovano sculture bronzee con dediche al defunto sovrano. Alla fine della gradinata e alla base della colonna si apre un ambiente poligonale che è la Cappella, il cui ingresso è sormontato- esternamente - da un notevole gruppo scultoreo in bronzo rappresentante una Pietà, opera di Lodovico Pogliaghi. Entrando nel piccolo luogo di culto si rimane sorpresi dalla graziosità dell'ambiente, in pietra di Botticino. Alzando lo sguardo si rimane affascinati dalla cupola, da cui ammiccano angeli con i simboli della Passione di Cristo, alternati a quattro Chrismon; al centro, vi è l' agnello crucifero. La volta è rivestita da mosaici eseguiti dalla Società Venezia-Murano, su disegni del prof. Emilio Retrosi, che ha realizzato anche i mosaici delle lunette e degli archivolti. La volta poggia su archi sostenuti da colonne doriche, collocate negli angoli. Il rivestimento parietale è in marmo greco macchiato, mentre lo zoccolo è in marmo africano e il pavimento è costituito da marmi colorati antichi. Si scelse con cura, dunque, ogni dettaglio decorativo di quest'opera. Nelle lunette laterali si trovano busti di santi e di beati di Casa Savoia.

Uscendo dalla Cappella ci si dirige nella parte posteriore del monumento, percorrendo la piattaforma recintata da transenne in bronzo del Lomazzi, su cui si susseguono alcuni elementi simbolici, come la caratteristica scritta FERT e la margherita, fiore dedicato alla moglie del re Umberto I, Margherita, appunto. Questo motivo si ritrova anche sulla grande cancellata delimitante l'area in cui è inserito il monumento.

SUl retro si trovano quindi due scalinate (per chi arriva da destra o da sinistra), che introducono alla cripta, attraverso un portale, in cui l'atmosfera cambia: è semi-immersa nell'oscurità, sebbene sia illuminata artificialmente. La luce naturale filtra attraverso dieci monofore con vetri di alabastro, collocate a distanze regolari lungo le pareti, queste ultime rivestite di marmo aranciato scuro di Verona.

Le volte sono ricoperte da splendidi mosaici che riproducono cieli stellati e, nel mezzo, recano tondi che inscrivono monogrammi simbolici, al di sotto dei quali vi è sempre il Nodo Savoia. La forma della cripta è a croce greca e, all'incrocio dei bracci, si trova il cippo in marmo nero che segna il punto in cui avvenne l'assassinio. Sopra vi è la data in caratteri romani XXIX Luglio MCM. Quest'area è circoscritta da quattro corde (a ciascuno dei lati) che hanno un nodo centralmente (il Nodo Savoia). Sollevando lo sguardo si noterà un soffito riproducente un cielo stellato colore rosso sangue con al centro un disco di alabastro, illuminato per trasparenza da lampade elettriche. Reca la croce, simbolo sabaudo. Un ambiente veramente suggestivo e di impronta massonica.

 

Lungo tutte  le pareti si trovano innumerevoli offerte votive (quasi 200), sottoforma di sculture in bronzo (corone di alloro ma anche di altra foggia) che fuono donate da città, istituzioni, associazioni, personalità italiane e non, in segno di cordoglio per la morte del sovrano. Le dediche dimostrano che gli omaggi pervennero dai più svariati ceti sociali, dalla Società Operaia agli studenti universitari, dal principe cinese all'imperatore etiope...E' qui racchiuso un pezzo di storia! Infatti questo si qualifica a tutti gli effetti come un Memoriale. Di fronte all'ingresso si estende un giardino, al cui centro vi è un monumento con leoni dolenti e ancora iscrizioni dedicatorie.

Tutta la parte retrostante è cintata da un muro rivestito con motivi a mosaico grigio.

La parte anteriore, quella che affaccia su Via Matteo da Campione e costituisce l'ingresso al monumento, è invece recintata da una cancellata in ferro fucinato, realizzata da Alessandro Mazzuccotelli. Agli estremi della cancellata stanno due propilei: particolare attenzione merita la grande targa su quello destro, che rappresenta l'Italia che porge la Corona Ferrea alle nuove generazioni (opera del 1914 di Fontana, Roma).

Fin dal 1911 viene svolta una cerimonia di commemorazione nella Cappella, il 29 luglio, in concomitanza con l'anniversario del regicidio. Tale rito è promosso dall' Istituto nazionale per la guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon (v. link).

Questo interessante pezzo di storia che appartiene a tutti, ha purtroppo versato nell'incuria per diverso tempo, specialmente da quando è stata tolta la figura del custode. Per questa ricerca (noi non siamo del posto) abbiamo infatti letto di varie segnalazioni che alcuni abitanti hanno rivolto alle autorità competenti perchè si facessero carico del problema, in quanto - come tutte le opere d'arte - anche questa ha necessità di manutenzione e restauri. Nel 2015, inoltre, ignoti hanno trafugato alcune corone d'alloro in bronzo situate ai fianchi della gradinata d'accesso (v. link).

  • L'ingresso alla Cappella Espiatoria è su prenotazione; noi abbiamo approfittato della prima domenica del mese (4 Marzo 2018) in cui alcuni Beni Culturali statali erano liberamente aperti al pubblico (entro le ore 14). Un piccolo pannello indica le modalità di accesso: attualmente la visita alla Cappella Espiatoria è possibile solo previo appuntamento tramite il seguente contatto telefonico: + 39 039 380772; + 39 02 80294401 (l’ accesso al sito è gratuito). Non presentatevi di pomeriggio, però! Gli ingressi sono previsti da martedì al venerdì dalle ore 9:00 alle 14:00; inoltre la prima, terza ed eventuale quinta domenica del mese con lo stesso orario.

 

  • I misteri irrisolti del "caso" Umberto I

 

Lungi da noi impegolarci nei meandri storico-politici e sociali che portarono all'assassinio del re d'Italia Umberto I (sono stati scritti fiumi d'inchiostro), che precedentemente era già scampato a due attentati. Accenneremo soltanto al curioso fatto di un suo "gemello" o sosia. Chi era costui? Un ancora non individuato "ristoratore" di Monza. E che ruolo avrebbe avuto, nella vicenda? Invitiamo a leggere le riflessioni di Alfredo Viganò pubblicate su L' Arengario.net. In tale articolo troviamo anche alcuni brevi ma cruciali imput sulla figura del killer, l'anarchico Gaetano Bresci che, cosa alquanto sospetta, morì poco tempo dopo essere stato imprigionato, il 22 maggio 1901, ufficialmente impiccandosi nella propria cella. Ciò contrasterebbe, tuttavia, con le descrizioni che di lui venivano fatte (che si comportava bene, era tranquillo, irridente e mai pentito di quanto fatto).

Ma come aveva potuto il Bresci agire indisturbato? L'uomo era stato condannato più volte, prima di emigrare in America, da dove era tornato proprio per portare a termine il suo proposito di regicidio. Pare avesse controllato le abitudini quotidiane del re, all'interno del Parco della Villa Reale in cui il sovrano risiedeva con la moglie, in estate. Ma l'omicida non aveva agito lì, aspettando la sera del 29. Tuttavia nessuno sapeva che il re sarebbe andato a quella manifestazione, avendolo deciso all'ultimo momento. Non si è mai appurato se il Bresci avesse avuto dei complici, come la prostituta che avrebbe fatto filtrare notizie fresche sui movimenti del sovrano. Il Bresci era munito di regolare biglietto di partecipazione alla manifestazione sportiva (che era super controllata dalle guardie reali e probabilmente dai Servizi Segreti della monarchia, visti anche i precedenti attentati), ed era intestato a suo nome, ma quando l'aveva acquistato? Come aveva potuto eludere i controlli?

Vennero indagati tutti coloro anche soltanto sospettati di qualche contatto con Bresci (organizzatori, soci della manifestazione, quelli venuti da fuori come partecipanti alle gare, gli addetti alla biglietteria, ecc.), senza poi ricavarne alcunchè.  Il re decise di presenziare soltanto la mattina del 29 luglio all'evento sportivo. Sembra che Bresci, rientrato dall'America, abbia vissuto  per un periodo a Piacenza anzi, vi sarebbe stato fino a poche ore dal suo tragico gesto, mentre si è sempre sostenuto che egli avesse soggiornato da un affittacamere a Monza (Via Cairoli). Ma se si informava dei movimenti abitudinari del monarca a Villa Reale, doveva risiedere nella cittadina stessa. Vi sono dunque incongruenze.

Qualcuno avrebbe pure tentato di farlo fuggire, dopo il regicidio. Vi sono diversi elementi per dubitare di un complotto. Al termine della velocissima inchiesta (durata appena tre settimane), prevalse comunque la tesi che il Bresci avesse agito da solo, e il gesto fu classificato come opera individale di un anarchico sovversivo, che venne condannato all'ergastolo. Ma appena pochi mesi dopo l'incarcerazione, fu trovato impiccato con un asciugamano o un lenzuolo (a seconda delle versioni fornite) all'inferriata della sua cella, nonostante fosse guardato a vista dai secondini che, a turno, svolgevano quell'incarico. Alcuni testimoni fecero trasparire che tre guardie erano entrate nella cella poco prima di trovarlo impiccato. Chi erano? Da chi erano state mandate?

Si vociferò anche che, nel regicidio, potesse avere avuto qualche implicazione Un mistero piacentino nell’assassinio di re Umberto I - Blog
Maria Sofia di Wittelsbach, moglie di Francesco II di Borbone, regina di Napoli, che amava circondarsi di personaggi in odore di anarchia (e non erano certo pochi). Il movente sarebbe stato il fatto di essere stata spodestata con violenza 40 anni prima dai Savoia, suoi cugini, tra l'altro (ai tempi dell'Unità d'Italia). Nessuno ufficialmente trovò o cercò mai altre prove e, dopo la morte di Gaetano Bresci, sulla vicenda di Monza calò il sipario.

 

 



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