La Sindone di Inzago (MI)

una storia straordinaria

(Marisa Uberti)

 

Ci avviciniamo alla Pasqua e pensiamo di fare cosa gradita ai nostri lettori offrendo questo semi-sconosciuto pezzo di storia. Tanto più che, per tutta la Settimana Santa, si potrà ammirare dal vivo questa artistica reliquia, il cui autore e datazione sono ancora un mistero.

 

Ad Inzago esiste la più antica copia dipinta del Sacro Telo Sindonico ed è una storia che vale sicuramente la pena di essere raccontata, cercando di capire perchè si trovi proprio ad Inzago, interessante comune che fa parte della Città  Metropolitana  di Milano e confinante con Bellinzago Lombardo, Gessate, Masate, Pozzo d'Adda, Cassano d'dda, Pozzuolo Martesana. Ci troviamo nella media Pianura lombarda e i nostri due passi si dirigono oggi nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.

Il manufatto è strettamente legato all'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo (1538-1584) e ai Savoia, che detenevano già da secoli la Sacra Sindone [1], nota in tutto il mondo (attualmente conservata nella Cappella del Guarini nel duomo di Torino). Esistono 37 copie dipinte della Sindone (cifra sottostimata) ma questa di Inzago è la più antica: deve essere stata eseguita prima dell'incendio scoppiato nel castello di Chambery, dov'era conservato l'originale, cioè prima del 1532. Non mostra, infatti, segni di bruciature [2].

Nel 1576 il Borromeo, come voto per la fine della peste, era in partenza a piedi per il castello di Chambery, in Alta Savoia, per pregare sul Sacro Lenzuolo che recava l'immagine di Gesù Cristo. A quel tempo regnava il duca Emanuele Filiberto di Savoia che, ritenendo di fare cosa gradita evitando al presule tanti chilometri di strada, decise di trasferire momentaneamente la Sindone a Torino. Pare che il duca abbia fatto vedere al Borromeo il miracoloso Telo in segreto e in anteprima, l' 8 ottobre 1578. Due giorni dopo la reliquia venne ostesa per quasi due giorni alla pubblica venerazione. Stando alla tradizione, proprio in quell'occasione il duca avrebbe fatto dono al Borromeo di una copia dipinta "dal vero" del Sacro Lenzuolo. Il cardinale, rientrato a Milano, custodì con prodigalità  la reliquia nella propria cappella privata e si tramanda che ogni tanto si avvolgesse in quel Lenzuolo di seta dipinto, in segno di devozione. Per questo la copia di Inzago è nota anche come Sindone di San Carlo.  Alla sua morte, il Telo restò al suo segretario, Lodovico Moneta da Inzago, che lo portò con sè nella sua villa. In seguito a passaggi ereditari, il manufatto entrò nei beni dei  nobili Vitali che, nel 1715, la trasferirono nella cappella della propria villa d’Inzago. In seguito, nel 1869, il nobile Francesco Vitali ne fece dono alla parrocchia di S. Maria Assunta del paese, insieme ad altre raccolte borromaiche. Il parroco le ricevette e vi appose un cartiglio sul quale scrisse: Reliquie di Santi trovate nella cappella privata di casa Moneta, donate dall’Ill.mo Sig. don Francesco Vitali al parroco Busnè".

Una seconda versione della tradizione (che è ritenuta autentica) narra che la copia dipinta fu donata nel 1581 a Carlo Borromeo dal vescovo di Vercelli Carlo Francesco Bonomi, nunzio pontificio in Svizzera, che aveva accompagnato il presule nel primo pellegrinaggio. Come siano andate le cose, la Sindone artistica finì comunque nelle mani del segretario Lodovico Moneta, che era inzaghese e da lui agli eredi, fino a questa chiesa. Ma una volta giunta qui, non sembrò entusiasmare il parroco, tanto che venne dimenticata per 40 anni, fino a tutto il primo decennio del 1900. Durante quegli anni pare sia stata letteralmente abbandonata nell'archivio parrocchiale, in precarie condizioni conservative. Nel 1911 il neoparroco don Giacomo Passoni la ritrovò e pensò di offrirla all'allora arcivescovo di Milano Andrea Ferrari, venuto in visita pastorale (1915). Rimasta nella chiesa di S. Maria Assunta, nel 1927 si decise di esporla al pubblico, in occasione dei cento anni di riedificazione della chiesa, ma il Telo subì un trattamento deplorevole perchè, per poterlo incorniciare, venne tagliato in due parti!

La grandezza complessiva del telo di seta è notevole: ha una lunghezza di 4,13 metri e una larghezza di 63 centimetri; l’immagine frontale e dorsale è quella di una figura umana con i segni ematici delle ferite riferite ad una crocifissione, come si vedono sulla sacra Sindone di Torino.

 

 

                                                     La Sindone di Inzago o di San Carlo

 

           Iscrizione posta tra l'immagine dorsale e la testa: “Sacrosancta Sindonis Vere Expressa Imago

 

Finalmente, nel 1933, qualcuno "che contava" si rese conto dell'importanza del manufatto: niente meno che il cardinale di Milano Ildefonso Schuster in visita pastorale alla chiesa inzaghese. Vedendolo nell'archivio parrocchiale, decretò "che si abbia come preziosissima la reliquia della S. Sindone, riponendola in una devota urna, così che in quest'anno, a ricordo del centenario della Redenzione, si possa fare una devota festa, portando processionalmente la devota reliquia". Il prelato dispose pure una nuova procedura canonica d’autenticazione e prescrisse che la Sindone artistica venisse ostesa ogni 25 anni (più tardi si decise di esporla ogni dieci anni). Il cardinale ordinò che venisse riparato il danno causato dall'incauto taglio operato nel 1927; il lavoro di ricucitura fu mirabilmente effettuato dalle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda. Così sistemata e degnamente valorizzata, la copia della Sindone fu solennemente riposta sotto il tempietto dell’altare maggiore della chiesa parrocchiale, dove rimase fino al 1938, quando fu trasferita presso l’altare della nuova chiesa dell’Oratorio femminile dedicata al Santo Volto.

Nel 1965, per celebrare il IV centenario dell'entrata di San Carlo Borromeo a Milano, si svolse un Peregrinatio san Carolis, durante il quale questa copia della Sindone venne esposta nelle chiese del Vicariato Foraneo d’Inzago che comprendeva le Parrocchie di Pozzuolo Martesana, Trecella, Groppello d’Adda, Bettola di Pozzo d’Adda e Masate. Al termine dell'evento, il prezioso Telo fu riposto nella nuova cripta della chiesa.

Nel 1978, in ricordo del IV centenario del pellegrinaggio di san Carlo alla Sindone di Torino, la copia di Inzago fu portata nel Duomo di Milano e il 4 Aprile 1985 fu trasportata nella Basilica di San Pietro in Vaticano, presso l'altare della Pietà di Michelangelo, dove venne venerata da Giovanni Paolo II, che vi sostò in preghiera. Rimase esposta tutta la settimana santa e per un mese successivo alla Pasqua.

Nel 1991 il manufatto fu studiato scientificamente dal sindonologo Mario Moroni [3]. Vennero applicati speciali nastri adesivi sopra i colori impiegati sul tessuto, che rivelarono l'utilizzo di tempera per la figura umana e l'impiego della robbia di rosa per i segni ematici.

Un restauro conservativo è stato condotto all'inizio del 2010 da parte di un laboratorio specializzato in tessuti antichi. In seguito il Telo è stato disteso nella nuova teca, appositamente predisposta al fine di garantirne una consona conservazione, che è attualmente collocata nel presbiterio della chiesa parrocchiale.

Nel 2010 l'allora arcivescovo di Milano card. Dionigi Tettamanzi, su richiesta del parroco di Inzago, don Antonio Imeri, ha emanato un decreto secondo il quale la Sindone di Inzago può essere esposta alla venerazione dei fedeli nella settimana santa che precede la Pasqua di Resurrezione.

Viene sollevato il coperchio dell'urna e i fedeli, sfilando rispettosamente intorno ad essa, possono vedere -protetto da un vetro- il prezioso Telo dipinto, che viene poi risigillato fino all'anno successivo.

 

 

  • Testo e foto di Marisa Uberti, pubblicato il 07/03/2018. Vietato riprodurre il materiale senza autorizzazione e/o citazione delle fonti.

 

Note

[1] In questo sito abbiamo dedicato diverse pagine alla Sindone, che qui ricordiamo:

http://www.duepassinelmistero.com/La%20Sacra%20Sindone.htm

http://www.duepassinelmistero.com/museosindone.htm

http://www.duepassinelmistero.com/Real%20chiesa.htm

http://www.duepassinelmistero.com/Sindone2.htm

https://www.duepassinelmistero2.com/studi-e-ricerche/europa-misteriosa/speciale-budapest/praycodex/

http://www.duepassinelmistero.com/Chambery.htm

[2] Ciò non esclude comunque che l'artista non li abbia visti ma semplicemente non li abbia riportati o li abbia confusi con macchie di altro tipo. Anche la Sindone conservata nel monastero spagnolo del Santo Sepolcro di Alcoy, datata con certezza al 157, non riporta i segni di un incendio

[3] L’indagine scientifica, effettuata con apparecchiature tecnologicamente avanzate, fu compiuta da un laboratorio di Chicago, Illinois, USA