Isola Sacra

(frazione di Fiumicino, RM)
 
a cura di Marisa Uberti
 
[questo articolo fa parte dello Speciale su Ostia Antica e dintorni] - 21/09/2022
 
 
Il territorio di Isola Sacra si formò in epoca romana con l'allungamento della Fossa Traiana (canale di derivazione del Tevere scavato artificialmente ai tempi di Claudio e allargato da Traiano all'inizio del II secolo d.C.). A quel tempo si chiamava Isola Portuensis (perchè immediatamente vicina ai porti imperiali e alla città di Porto, venutasi a creare attorno ai bacini stessi) ed era ben più piccola dell'attuale. Nei secoli, infatti, i depositi alluvionali fluviali hanno determinato il suo allargamento. Fertile e coltivata nell'antichità, divenne zona malarica nel Medioevo, gradualmente abbandonata per poi essere bonificata a partie dal 1885 dai coloni ravennati. Grazie a queste bonifiche sono state ritrovate numerose emergenze archeologiche.
 
L'isola era ed è bagnata a sud-est dal fiume Tevere, a nord dal canale di Fiumicino (Fossa Traiana) e a ovest dal mare Tirreno, ed era attraversata da una importante strada, la Via Flavia Severiana, che metteva in comunicazione la città di Porto con l'antica Ostia. Per tale motivo era indicata anche  come "Insulam quae dicitur Assis inter Portum et Hostia" (crediti fotografici). Non era comunque solo una zona di passaggio ma possedeva edifici e abitazioni, da intendere quindi come parte integrante della città di Porto, che si estendeva su entrambe le rive
 
 
La denominazione "Isola Sacra" è presente già nel VI secolo in uno scritto di Procopio, al tempo in cui doveva vivervi una copiosa comunità di cristiani, radunati attorno all'importantissima Basilica paleocristiana di S. Ippolito. Inoltre vi sorge una vastissima necropoli monumentale di epoca romana, oggi visitabile. In questo piccolo territorio si trovano diversi monumenti interessanti (peccato che alcuni siano chiusi). L'Isola era collegata alla città di Porto dal Ponte di Matidia.
 
L'Isola Sacra attuale è sorta negli anni '30 del XX secolo in seguito alla "Bonifica di Isola Sacra": attualmente è una frazione di Fiumicino e fa parte della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano. Nel 1900 l'Isola era un lembo di terra di 12 Kmq acquitrinosi, malsani, infestati dalla zanzara anofele; era quindi un luogo invivibile e per questo il demanio del Regno d'Italia espropriò parte dell'Agro ai Marchesi Gugliemi, allora proprietari, e lo affidò all'Opera Nazionale Combattenti (ONC), che si era costituita nel 1917 per bonificare terreni al fine di assegnarli ai Combattenti e Reduci della I Guerra Mondiale. Fu così portata a termine la grande bonifica che era iniziata nel 1885 dal Genio Civile, con il duro lavoro manuale dei bonificatori.
Nel 1955 i poderi furono riscattati dai coloni in base alla Riforma Agraria. Le opere di risanamento idraulico resero fertili 1.300 ettari di superfici, su cui vi erano 52 poderi e 27 orti; la popolazione rurale era di 650 abitanti e vi erano oltre 250 capi di bovini ed equini. L'impianto idrovoro, con 4 pompe risalenti al 1900 e tuttora funzionanti, ebbe un ruolo determinante per la bonifica, grazie al quale fu riportata alla luce la Necopoli di Porto. L'ONC fu soppressa nel 1978 e il patrimonio passò alla Regione Lazio (fonte: pannello in loco). A partire dagli anni Settanta l'abitato ha subito molte modificazioni edilizie, legate soprattutto alla costruzione selvaggia e allo sviluppo incontrollato dell'Aeroporto di Fiumicino. Oggi conta 14.500 abitanti (dato del 2016)!
 
L'edificio di campagna che si trova immediatamente accanto alla Basilica di S. Ippolito e agli scavi data 1870/80 e fu usato dai pastori e raccoglitori come ricovero. Nel 1920 fu ristrutturato dall' O.N.C. con utilizzo di laterizi di recupero e divenne sede dell'azienda e abitazione del direttore, nonchè Casa- Museo  della Civiltà Contadina di Isola Sacra
 
Dopo aver visitato gli scavi di Ostia, la Foce del Tevere e l'area archeologica dei Porti di Claudio e Traiano, ora possiamo inquadrare Isola Sacra e comprendere la sua importanza.
 
La posizione strategica dell'isola comportò l'erezione di importanti monumenti, sia in epoca romana/pagana che cristiana. Lungo la Via Flavia- Severiana che correva parallela all'antica linea di costa, sorsero tombe monumentali fin dal I secolo d.C. e fino a tutto il IV secolo, spesso sovrapponendosi tra loro, e costituiscono la Necropoli di Porto, con un tratto su via Redipuglia e un tratto su via Pal Piccolo. Le sepolture hanno diversa tipologia (a colombaio, a fossa, a camera, e servivano per ospitare sia urne cinerarie che inumazioni). La Necropoli fu scoperta nel 1925 dopo l'opera di bonifica dell’Isola Sacra. Altri scavi condotti negli anni successivi hanno portato alla luce l’intera necropoli ma probabilmente altro ancora giace inesplorato. A questo straordinario sito archeologico, che è aperto alle visite, abbiamo dedicato un video a parte.
 
Lungo la Via Portuense poco prima dell' Episcopio di Porto si scorge a sud-est la sagoma di un edificio originariamente circolare, non di libero accesso perchè ricompreso all’interno di un’azienda agricola (proprietà privata della famiglia Sforza-Cesarini, proprietaria anche del lago esagonale di Traiano e dell'Oasi di Porto). E' controversa la sua originaria funzione: l'ipotesi più accreditata è che si tratti del tempietto dedicato a Portunnus (Portumno) e alla Fortuna Tranquilla; un'altra ipotesi lo vorrebbe un mausoleo di epoca severiana. La sua collocazione, al tempo dei porti imperiali, era proprio all'ingresso della città di Porto. Essendo una divinità legata all'acqua, il tempio di Portunnus proteggeva l'attraversamento del Tevere (che poteva essere molto insidioso) e i commerci che si svolgevano lungo il fiume. Poteva essere anche un dio delle porte. Si veda comunque l'approfondito lavoro della d.ssa Anna Boscolo, autrice della foto a lato. Ciò che dalla Portuense non si vede, tra l'altro, è un ambiente ipogeo dell'edificio: "addentrandosi attraverso l’unica apertura nel terreno che lo consente, ci si ritrova immersi in un sistema di nicchie e corridoi coperti da volte a botte e a crociera, non percepibili dalla superficie esterna". Sembra dunque un monumento meritevole di attenzione e valorizzazione, soprattutto per comprenderne la presenza in relazione al contesto in cui era inserito al tempo della sua realizzazione (193-235 d.C.).
  • La Basilica di S. Ippolito (al momento chiusa, così come l'annesso Antiquarium)

  All'epoca di Costantino, l'isola fu donata alla Basilica dei SS. Pietro, Paolo e Giovanni Battista di Ostia (poi dedicata a S. Aurea). Una cospicua comunità cristiana determinò l'edificazione di una grande Basilica dedicata a Sant'Ippolito nel territorio di Isola Sacra, di cui si erano perse le tracce e che fu riscoperta nel 1970 in occasione di scavi. Abbiamo visto in altra sede che nell'area dei porti imperiali, sulle rovine dei magazzini e dell'abitato alto-medievale di Porto, nel V secolo sorse una Basilica cristiana che fu dotata, nell'VIII secolo, di un fonte battesimale esagonale a immersione. La chiesa paleocristiana di Isola Sacra dovette sorgere in un periodo di poco precedente, forse alla fine del IV secolo o ancora prima, sul luogo del martirio di S. Ippolito, avvenuto presso la Fossa Traiana nel III secolo. Data la posizione di Porto, crocevia di traffici, persone, culture e culti, il cristianesimo arrivò precocemente e tra i primi seguaci vi fu Ippolito, vescovo in cerca di proseliti. La storia vuole che Ippolito - scoperto a celebrare la messa sull’Isola Sacra - sia stato catturato e gettato in un pozzo con le mani e i piedi legati. Una dipinto murale nella piccola cappellina annessa alle rovine dell’antica basilica, raffigura il drammatico momento del martirio.

Di nascosto però, il corpo di Ippolito venne  prelevato e gelosamente custodito dai credenti. Appena terminata l’epoca delle persecuzioni, fu costruita prima una piccola edicola sul luogo del martirio, poi un’ampia Basilica. Il corpo di Ippolito venne posto sotto l’altare maggiore, oggetto di una devozione sempre più crescente. Inizialmente, pertanto, l'edificio era forse un semplice ambiente absidato dedicato al martire; in seguito - alla fine del IV secolo- fu ampliato a Basilica con tre navate e portico antistante. L'edificio fu distutto e saccheggiato nel 455 dai Vandali, venendo ricostruito. Papa Leone III (795-816) lo arrichì con uno splendido ciborio, oggi ricomposto e conservato nell'annesso Antiquarium. Dopo tale periodo le dimensioni del tempio furono drasticamente ridotte e da tre navate si passò a un'unica navata (e chiudendo le tre aperture in facciata). Nello spazio centrale si trovava la schola cantorum, un recinto utilizzato dai cantori in particolari riti, mentre sulla sinistra era presente un battistero a pianta circolare. Verso il X sec., a causa dell'impaludamento dell'area e alle condizioni insalubri, il Vescovo di Porto si vide costretto a lasciare la propria sede ormai ridotta ad un piccolo villaggio, e chiese al Papa di potersi trasferire sull’Isola Tiberina a Roma (v. nota 2).

Prima di partire, provvide a nascondere il corpo di Ippolito: scavò sotto il pavimento della Cattedrale, vi pose il sarcofago di Sant’Ippolito, lo protesse con le parti smontate del ciborio dell’altare maggiore, e ricoprì il tutto. Nel 1120 Papa Callisto II unì la Diocesi Portuense a quella limitrofa di Sylva Candida.

La storia ci narra le vicende della Basilica di S. Ippolito all'Isola Sacra e dei vescovi, cardinali e papi che ne ebbero cura ed attenzioni o che la visitarono per tutto il  Medioevo fino a quando, a seguito dello spopolamento della diocesi, fu abbandonata nel corso del 1400 e dopo il crollo non fu mai più ricostruita. Le reliquie di S. Ippolito, che fino a quel momento si conservavano nella chiesa, furono traslate nella chiesa parrocchiale di S. Ippolito e S. Lucia all'interno del complesso dell'Episcopio di Porto e una parte nella Basilica di  S. Lorenzo in Damaso di Roma, dove furono portate nel 1737 (v. nota 2). A livello archeologico ed epigrafico si suggerisce di approfondire attraverso la lettura di testi specifici (indicativamente v. Fiocchi-Nicolai che, fattore importante per le nostre ricerche sui tavolieri, ha pubblicato uno studio mirato sulle tavole da gioco rinvenute su una quindicina di lastre anepigrafi impiegate nella pavimentazione della Basilica paleocristiana di S. Ippolito all'Isola Sacra).

A memoria della sua esistenza, della prestigiosa Basilica restava un bel campanile romanico del XII secolo in stile cosmatesco, originariamente con bifore e trifore, che è tutt'ora presente ma con tutte le aperture tamponate. Il campanile fu trasformato, nel XVI secolo, in una torre di avvistamento integrata nell'ambito del sistema difensivo costiero. Nel XVIII sec., il Card. Rezzonico ordinò degli scavi alla base del campanile, e scoprì un complesso sistema idrico sotterraneo e si ritenne che in una di quelle cisterne fosse stato annegato Sant’Ippolito. Per recuperarne la memoria, il Cardinale fece costruire una chiesetta, tuttora esistente, e un monastero in cui tentò di avviare una forma di vita religiosa che non riuscì ad attecchire poichè sull'Isola Sacra vivevano poche famiglie di pescatori.

Gli scavi archeologici, eseguiti a partire dal 1970, presero in considerazione proprio la base del campanile per capire cosa vi fosse al di sotto e le scoperte furono sorprendenti: si scoprì infatti la Basilica paleocristiana, di cui si ignorava l'esistenza, ma la stessa basilica si era impiantata su un precedente edificio di epoca romana corrispondente a un complesso termale di cui restano alcuni ambienti e  alcune cisterne per l'acqua. Si tratta delle cosidette Terme di Matidia [1], che occupano una vasta area lungo l'attuale Via Redipuglia, individuate ma non del tutto scavate (e non visitabili, al momento in cui scriviamo). Tutto giaceva, silente, sotto terra da secoli!

Gli scavi permisero il ritrovamento della cattedra episcopale e del battistero pertinente la Basilica, epigrafi e reperti scultorei, tra cui un sarcofago strigilato contenente le ossa di più persone, sul quale era apposta l’iscrizione “Hic requiescit beatus Ypolitus mar(tyr)” cioè "Qui riposa il beato Ippolito martire" (custoditi nell'Antiqurium). "Emerse così definitivamente dalle nebbie del passato Ippolito, primo Vescovo di Porto e Martire, del quale era stata messa in dubbio l’esistenza, o era stato confuso con Ippolito romano o addirittura con un antipapa" [2].

Ancora oggi, gli abitanti della moderna Fiumicino, eredi degli abitanti dell’antica Porto, celebrano S. Ippolito come loro patrono alla presenza del vescovo di Porto. Nel pomeriggio del 5 ottobre le sacre reliquie, conservate presso l’altare maggiore della parrocchia di Porto, vengono riportate a bordo di una carrozza trainata da cavalli presso l’originaria basilica di Via Redipuglia (angolo con Via Col Moschin). Presso il luogo del martirio la comunità si riunisce e partecipa alla celebrazione officiata dal Vescovo di Porto.

Gli scavi a cielo aperto nell'area della Basilica di Sant'Ippolito (al momento non vistabili ma visibili dalle cancellate). A destra si trova il monastero (o conventino) con annessa cappella, fatti costruire dal card. Rezzonico nel XVIII secolo per recuperare la memoria del santo. Oggi sono usati come Antiquarium. Gli edifici sono annessi alla Torre campanaria di origine medievale

Scavi a cielo aperto di fronte all'edificio dell' O.N.C., situato a fianco della Basilica di S. Ippolito

 

Gli scavi archeologici rimisero in luce nell'area anche alcune tombe romane da mettere in relazione con le aree sepolcrali che si disponevano ai lati della via Flavia-Severiana (e che probabilmente appartengono alla grande Necropoli di Porto). In particolare fu scoperto lo scheletro, molto ben conservato, di un individuo maschio, denominato "Il giovane di Sant'Ippolito", di cui invitiamo a leggere una scheda.
Le scoperte conseguenti agli scavi degli anni '70, inducono gli studiosi a considerare che nell'area vi fosse una statio dove avvenivano i pagamenti daziari, proprio in relazione alla vicinanza del ponte di Matidia, alla Fossa Traiana e all'intenso traffico commerciale. Poteva fungere anche da alloggio per i forestieri.
  • Il collegamento tra Isola Sacra e la città di Porto era assicurato dal Ponte di Matidia,  di cui restano ruderi ma è considerato il più vetusto di Fiumicino. Prende il nome dalle vicine omonime Terme e lo si ritiene eretto nello stesso periodo. Questo perchè durante gli scavi del 1970 fu rinvenuta una lastra marmorea che era stata riutilizzata per una sepoltura; le due epigrafi incise su detta lastra fanno riferimento alla ricostruzione del ponte tra il 412 e il 423 dopo un incendio (forse quello provocato da Alarico nel 408), indicando la sua dedicazione a Matidia, nipote di Traiano e suocera di Adriano. Una seconda iscrizione si riferisce invece ad un restauro o ricostruzione tra la fine del V o l'inizio del VI secolo. Il ponte, a cavallo della Fossa Traiana, non è escluso potesse aprirsi, essere cioè un ponte mobile per consentire alle imbarcazioni alberate di passare e raggiungere il Tevere.
Mappa che illustra la posizione della Basilica di S. Ippolito e il Ponte di Matidia all'Isola Sacra, nonchè dell'Episcopio di Porto, in relazione al contesto urbano originario
  • Tempio di Iside o Iseo Portuense. Durante la costruzione di un serbatoio nel terreno della società S.A.R.O.M. (Società Anonima di Raffinazione degli Olii Minerali), nel 1969, furono scoperti diversi resti archeologici che, nel 1975, furono implementati e portarono al ritrovamento di alcune strutture "affacciate" su un cortile trapezoidale. Nella parte sud si identificò un tempio attribuito a Iside Pharia, divinità egizia che divenne protettrice dei naviganti in epoca ellenistica. L'identificazione fu possibile grazie al ritrovamento di una grande statua femminile in marmo bigio antico: la dea, panneggiata, è accompagnata da un serpente, che sarebbe Agathodaimon ("genio benevolo"). Il reperto è conservato al Museo Ostiense (anch'esso chiuso, al momento in cui si scrive!) mentre i resti archeologici non sono più visibili e l'area del ritrovamento non è visitabile, al momento. La presenza dell'Iseo era già noto da alcune iscrizioni poste dai fedeli, relative soprattutto agli ultimi restauri condotti nel 375-378 d.C., pochi anni prima della soppressione dei culti pagani da parte dell’imperatore Teodosio (380 d.C.).
  • Una passeggiata rilassante è quella che abbiamo fatto nel parco di Villa Guglielmi, posta nei pressi del lungocanale (e facente parte della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano). E' un'oasi di verde il cui fulcro è la villa settecentesca (adibita a Biblioteca Comunale), circondata da un parco di 10 ettari, un grazioso laghetto, ponticelli in legno, percorsi attrezzati e uno spazio giochi per bambini. La sontuosa residenza sorse dapprima come un casale nel 1704 ad opera della famiglia PamphiliI (o Pamphilj), accanto alla torre Niccolina e al nascente agglomerato di capanne che diventò poi Fiumicino.

Trasformato in villa di campagna dai Primoli e dai Giraud, appartenne in seguito a numerose famiglie nel corso del tempo. L'ultima fu quella dei Guglielmi, da cui la villa ha tratto il nome. Vi furono ospitati diversi personaggi illustri, a partire da papa Gregorio XVI al compositore francese Claude Debussy che fu ospite del conte Primoli intorno al 1885 e che decantò la dimora e il borgo sorto da poco: “Sono stato a Fiumicino; Primoli - essendo a Parigi - mi ha offerto la sua villa che è deliziosamente sistemata. Fiumicino è un luogo affascinante dove i romani vengono a farsi i bagni a mare, dove ho già avuto un piacevolissimo soggiorno. Lì ho goduto di una completa solitudine, è ciò che chiedo per adesso“. Anche i primi ravennati, venuti per le operazioni di bonifica del litorale, pare siano stati ospitati nel cortile e nelle stanze nel novembre 1884.

La moderna viabilità ha alterato sicuramente l'antica urbanistica: chi viene da fuori come noi, si sente disorientato, non avendo l'immediata collocazione dei luoghi e dei monumenti antichi rispetto al loro originale contesto. Molto appare irriconoscibile, rispetto alle ricostruzioni su mappa. E' stato necessario uno studio prolungato, rientrati a casa, al fine di avere chiaro dove ci siamo mossi, i vari collegamenti e la reale estensione del territorio. Ne è valsa la pena e ci servirà semmai dovessimo ritornare in loco, sperando che i siti culturali attualmente chiusi al pubblico possano riaprire ed essere accessibili. Molto ci è rimasto da vedere ma i prinicipali siti che hanno caratterizzato l'antica Porto li abbiamo visitati e questo è stato molto importante perchè ci erano sconosciuti. E' stato un viaggio nel passato denso di sorprese, con tanta archeologia e quel costante alone di mistero.

 
 
Crediti:
  • Pannelli in loco
  • https://www.prolocofiumicino.it/fiumicino/ponte-e-terme-di-matidia
  • https://www.romanoimpero.com/2018/12/insula-portuensis-isola-sacra-lazio.html
  • https://www.ostiaantica.beniculturali.it/it/aree-archeologiche-e-monumentali/necropoli-di-porto/area-dell-iseo-portuense/
  • https://www.info.roma.it/monumenti_dettaglio.asp?ID_schede=5168
  • https://www.qfiumicino.com/sippolito-la-festa/
  • Roberto Leoni, "Sant'Ippolito, patrono della Diocesi", sul portale della Diocesi suburbicaria di Porto-Santa Rufina, 13/09/2013 https://www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=2650
 
[1] Matidia (68-119 d.C.) era la nipote dell'imperatore Traiano e amatissima suocera di Adriano. L'area delle Terme di Matidia è situata al limite settentrionale del quartiere extraurbano di Porto, vicino al Ponte di Matidia (da cui la denominazione delle Terme) che collegava l'Isola Sacra con Porto; immediatamente ad Ovest si trova la Basilica paleocristiana di S. Ippolito, mentre sul lato meridionale sono state individuate strutture tombali. Per approfondire vedasi qui
[2] Roberto Leoni, "Sant'Ippolito, patrono della Diocesi", sul portale della Diocesi suburbicaria di Porto-Santa Rufina, 13/09/2013 https://www.diocesiportosantarufina.it/home/news_det.php?neid=2650